Il nuovo libro “ Diario di uno spallone “ di Giuseppe Bombardieri ha ottenuto molti consensi in Valtellina e in tutta la Lombardia, sconfinando anche nel canton Ticino dove negli anni ‘60/’70, visse da vicino questo  “fenomeno“.

Eccovi qualche foto accompagnata dalla prefazione dell’autore.

 

 

 

Affinché i giovani sappiano che gli spalloni e le “bricolle”. Sono stati il naturale risvolto di un momento storico, di una necessità sociale fatta di stenti e povertà in un brutto periodo in cui bisognava inventarsi il lavoro, solo per questo ho deciso di rendere noti questi miei ricordi.

Il diario di uno spallone, il diario di un italiano che ha sempre saputo discernere il bene e il male, che ancora oggi riconosce quel “ lavoro” semplicemente come un lavoro, né più e né meno diverso dagli altri… Semmai, semplicemente tra… due confini.

Riuscire a farla sempre franca, non dover mai abbandonare le “bricolle”, era certo una sfida emozionante ma quello che più mi prendeva era quella continua sfida faccia a faccia con la natura, quello stato primordiale capace di darmi quel senso di libertà e grandezza al tempo stesso.

Conoscere ogni movimento dei boschi, riuscire ad ascoltare un bisbiglìo e decifrarne la provenienza, cogliere ogni odore portato dal vento...

Certamente erano queste le cose che più mi affascinavano, le sentivo capacità mie, quasi degli istinti congeniti a cui dovevo dar sfogo e potevo farlo solo col “mestiere di spallone”.

Per cui, mi sia concesso dirlo, per me era una necessità esistenziale!